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OTTIMIZZAZIONE DELLE PRESTAZIONI ATTRAVERSO UN ORTESI PLANTARE

La notevole diffusione dell’attività sportiva, sia a livello agonistico sia a livello amatoriale, ha provocato negli ultimi anni più attenzione al disegno di tutti gli attrezzi utilizzati dall’atleta. Uno degli attrezzi spesso sotto valutato è la ortesi plantare.

L’ortesi plantare nell’attività sportiva ha tre  funzioni:

1)  agire come interfaccia tra corpo e la superficie d’appoggio (nel caso del ciclista è il pedale)

2)  ottimizzare il gesto atletico

3) ridurre il rischio di traumatismi o sovrasforzi inutili (dell’apparato tendino-muscolare)

Fin dall’inizio, le aziende si sono dedicate al disegno delle scarpe da ciclismo per renderle ben calzabili e confortevoli. Consapevoli del numero altissimo di carichi (milioni di cicli evoluti ogni uscita in bicicletta), cura particolare è stata presa per ridurre i microtraumatismi.

Questi traumi stimolano la funzione articolare e la resistenza tissutale locale in maniera abnorme.

L’atleta sa bene che, scarpe costruite senza prendere in considerazione la funzionalità del piede possono causare non solo la formazione di calli ma, a lungo termine, possono causare una moltitudine di deformazioni.

Ma non sa quanto può influire una ortesi plantare mirata su tutta la sua efficienza…

Ricordiamoci che non esistono due piedi uguali

La funzione del piede però, non è quello di rimanere fermo, ma quello di creare movimento.

Durante la deambulazione il piede attraversa due fasi: quella di appoggio, in cui il piede è fisicamente in contatto con il terreno e quella di oscillazione.

La fase di appoggio è ulteriormente suddivisibile in tre periodi:

1)   Contatto: periodo in cui il piede tocca il terreno

2)  Appoggio costante: periodo in cui il tallone e l’avampiede sono contemporaneamente sul terreno

3)   Propulsione: periodo di spinta dell’avampiede.

In conclusione, la nostra esperienza suffragata da uno studio preliminare ha evidenziato come il progetto ortesico e la scelta dei materiali influisca sull’efficienza del trasferimento di energia dall’atleta al pedale.

Il tipo di ortesi adottata ha inoltre influenzato la distribuzione del carico sulla superficie di appoggio.

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