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Nel linguaggio automobilistico sportivo in special modo “Formula 1” ci siamo abituati a sentire parlare di potenza e assetto,due ingredienti fondamentali nella ricerca della prestazione.

Gli addetti al lavoro in tale campo hanno compreso che non è sufficiente possedere un buon motore se poi la vettura non ha la capacità di scaricare perfettamente tale forza al suolo.

Ne consegue che:
Motore potente ma Assetto scadente = perdita di prestazione
Motore potente con Assetto efficiente = aumento della prestazione
Si può paragonare l’atleta ad una macchina da corsa, la quale possiede caratteristiche e capacità psicofisiche eccellenti ma ha difficoltà a raggiungere il massimo della prestazione o ha una mancanza di continuità legata a fattori di rottura.
Per rendere competitiva la nostra macchina diventa utile, se non indispensabile, valutarla biomeccanicamente sia in situazione statica sia soprattutto, dinamica. Oggi con valutazioni posturali statiche e dinamiche della meccanica corporea si può innanzitutto scoprire se vi sono alterazioni biostrutturali e quindi biomeccanicamente valutarne il comportamento durante il gesto dinamico.
Oltre alla valutazione posturale di base, oggi è possibile valutare e comprendere meglio la meccanica corporea eretta, studiando il piede quale organo di locomozione più antico al mondo, con metodologie che permettono la valutazione della deambulazione in tempo reale.
Grazie ad apparecchiature computerizzate baropodometriche- cinematicheelettromiografiche che registrano il funzionamento del complesso meccanismo della marcia misurando le pressioni esercitate al suolo e le modificazioni muscolo-articolari in relazione ad esse. Siamo riusciti, intervenendo su questi concetti, a migliorare la meccanica della “macchina uomo” stoppando le sollecitazioni che il piede assorbe dal terreno ed eliminando le instabilità create da essa a carico della parte articolare sovrasegmentaria e le relative compensazioni muscolari date dalla risultante di eccessi di contrattura o lassità tra agonisti ed antagonisti.
Attraverso l’ applicazione sotto il piede di un’ interfaccia plantare dinamica (ortesi podolistica) capace di ottimizzare la comunicazione tra struttura corporea e terreno, creando una situazione ideale di assetto neutro capace di esaltare le prestazioni dell’atleta e soprattutto prevenire le rotture – meccanicamente parlando – nonchè la buona conservazione dell’ “Atleta macchina”. Ma all’ ”Atleta Persona” anche dopo l’impiego agonistico dobbiamo garantire un eccellente funzionabilità per quelle che sono ritenute le normali funzioni fisiologico-motorie dell’intera vita.

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